25/06/2015 06:05
BARBARIE ROM
Trappole mortali per i purosangue: due cavalli uccisi all’ippodromo Capannelle
Piazzate dai nomadi che vivono nel vicino campo di La Barbuta LEGGI ANCHE "Il mio campione morto dopo essere finito su uno spunzone di legno"
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Cronache
Fili da pesca tesi da una parte all’altra delle piste d’allenamento per far inciampare i cavalli al galoppo, buche scavate durante la notte, pali metallici, chiodi e bulloni sepolti tra l’erba inglese, cani sguinzagliati alle calcagna dei purosangue e partite di calcetto improvvisate dove i fantini sfrecciano in sella a quasi settanta chilometri orari. Risultato? Incidenti in cui i fantini rischiano la vita, cavalli da decine di migliaia di euro azzoppati, e quindi destinati nella migliore delle ipotesi a dire addio alle corse, altri morti a causa delle ferite riportate. A raccontare i pessimi «rapporti di vicinato» tra il campo nomadi della Barbuta, l'insediamento quello tollerato proprio lì accanto e l’ippodromo Capannelle (problema di cui Il Tempo si è già occupato la settimana scorsa) sono gli allenatori dei cavalli, esasperati dai dispetti quotidiani subiti dai rom. Tante le denunce presentate all'autorità giudiziaria e agli uffici competenti, che fino ad oggi se ne sono lavati le mani. «Lavorare è sempre più difficile – racconta Giorgio, che su quelle piste a ridosso dell'aeroporto di Ciampino ci passa gran parte delle sue giornate -. Ogni mattina, prima di uscire in pista, dobbiamo fare un giro di ricognizione insieme alla guardia giurata per verificare lo stato del terreno e delle recinzioni. Spesso però notare le trappole è difficile, almeno ad occhio nudo, e capita che i purosangue rimangano vittime di steccati spezzati o di buche create ad arte». L’ultimo gravissimo incidente risale a poco più di un mese fa: «Il 15 maggio scorso sono stato disarcionato dal cavallo inciampato su un dislivello della pista – conferma Luigi, storico allenatore di Capannelle -. Lo splendido esemplare sul quale ero in sella si è spezzato l’osso del collo ed è morto sul colpo. Quanto a me sono finito a terra circondato dai cani del vicino campo nomadi pronti ad azzannarmi. Al momento stiamo aspettando l’esito dell’autopsia per sporgere denuncia, ma fatti di questo tipo sono ormai troppo frequenti». Due anni fa, nella stessa pista, un altro cavallo morì in circostanze ancora più violente, infilzato all’ultimo palo superstite di una recinzione in legno spezzata dai vicini della Barbuta in cerca di materiale da ardere. «Le reti metalliche per dividere i campi dall’ippodromo le tagliano per rivendersele, gli steccati li fanno a pezzi per costruire pollai o alimentare i costanti falò usati per incenerire montagne di rifiuti – spiega una allenatrice -. Chiediamo tutela, attenzione. Se non per noi, almeno per i cavalli vittime di sorprese pericolose». Il 25 aprile scorso, durante l’allenamento mattutino, l’ennesimo incidente denunciato ai carabinieri della stazione Appia. «Alle 6,30 ero in sella ad uno dei miei cavalli, "Treasure Island", sulla pista che costeggia il campo La Barbuta quando dalla rete di recinzione, che in quel tratto è rotta, sono entrati dal campo nomadi tre grossi pitbull che si sono avvenutati contro il mio purosangue – si legge nella denuncia presentata da Luigi -. Spaventato, l’animale ha frenato di colpo fratturandosi il ginocchio. Fortunatamente sono riuscito a non cadere, altrimenti avrebbero dovuto ricoverare anche me, sbranato dai cani». Di due settimane prima l’altra segnalazione fatta da un gruppo di allenatori alla società di Capannelle e trasmessa poi all’autorità giudiziaria sull’ennesima aggressione subita da parte di tre cani di grossa taglia usciti dal campo rom confinante. Per non parlare dei roghi appiccati più volte in una settimana dai nomadi e denunciati ripetutamente dall’Enav (Ente nazionale per l'Aviazione) per i disagi al traffico aereo sul vicino aeroporto di Ciampino. Segnalazioni in merito ai fumi che si alzano dal campo sono state presentate insieme ai responsabili dell’Ippodromo Capannelle, senza tuttavia il minimo risultato. «Domenica scorsa l’ultimo incendio – spiega una allenatrice -, lo abbiamo anche fotografato. Non riuscivamo a vedere a due metri di distanza, i cavalli tossivano. È stato impossibile farli uscire. La gente pensa che questo per noi sia un hobby, ma noi lavoriamo, abbiamo delle responsabilità nei confronti dei proprietari dei purosangue sui quali si fa molto affidamento e rischiamo di finire tutti a gambe all’aria. Abbiamo solo una pista su cui allenarci ormai, ed è ridotta in condizioni pessime. Siamo bersagli su un terreno minato, esposti al lancio di oggetti, vittime di buche create per farci cadere, e bloccati da partite di calcetto giocate dai bambini del campo rom su tracciati per noi di vitale importanza. Abbiamo cercato la pace con i ‘vicini’ regalando delle biciclette ai più piccoli, ma non è servito a nulla. Tempo un mese e la guerra è ripresa più violenta che mai». Per ora solo il servizio veterinario della Asl Rm/b si è mossa correndo ai ripari. Gli uffici sanitari hanno convocato un tavolo tecnico al quale sono stati invitati tutti gli attori competenti. Si attendono risposte. Veloci. Per l'incolumità di fantini, dei cavalli e delle stesse corse all'ippodromo di Capannelle che così rischiano di fermarsi.
Silvia Mancinelli


Discussione iniziada da king1987nella categoria Tondino nella data di 25-06-2015 23:31.