Come è difficile connettersi ad un sito per raccontare la propria storia. Ho iniziato e cancellato non so quante volte, ma ho bisogno di sfogarmi.

Ho cinquant'anni, un lavoro che mi soddisfa, molti amici, due figli adolescenti ed un matrimonio che è finito due anni fa dopo venti di lontananza fisica ed emotiva di un marito sempre assente per lavoro. Otto anni fa ho iniziato una relazione con un uomo sposato e senza figli. È iniziata per rabbia, come forma di sterile vedetta nei confronti di un compagno anaffettivo nei confronti miei e dei figli, una sorta di dimostrazione a me stessa che anche per una volta nella vita potevo non essere una brava e responsabile ragazza; la classica botta e via. L'uomo in questione non mi piaceva nemmeno tanto, e proprio per questo mi sentivo rassicurata: non volevo un coinvolgimento. Non avevo messo in conto che quella prima ed unica volta sarebbe stata così bella da decidere entrambi di ripeterla, con il fermo intento a non lasciarsi prendere troppo, e sempre con la supponenza di essere perfettamente padroni dei nostri sentimenti abbiamo continuato a vederci a scadenze di quindici giorni. Dopo un anno la situazione ha iniziato a precipitare. Era inutile prendersi in giro, fingere di essere presi solo fisicamente: le occasioni di incontro venivano cercate e trovate sempre più spesso, al punto di vederci quasi quotidianamente perché nel frattempo aveva fatto in modo di essere trasferito accanto alla mia sede di lavoro; ci siamo presentati i reciproci colleghi, così da creare un giro di amicizie condivise, ovviamente all'oscuro della relazione tra noi; abbiamo trovato modo di ritagliarci brevi fughe per un massimo di tre giorni due volte all'anno in altre città, dietro la scusa di viaggi di lavoro; abbonamenti a teatro insieme, mostre, piccole commissioni, visite mediche, shopping: una quotidianità serena che in questi otto anni mi ha aiutata a superare tanti momenti bui. È un legame con tanti limiti, questo è chiaro, ma ricco di sentimenti.
Proprio oggi gli ho chiesto che cosa avessero rappresentato per lui questi otto anni. Se c'è una cosa che gli uomini detestano fare è "il punto della situazione sentimentale". Lo sapevo, ma se c'è una cosa che le donne detestano fare è stare zitte e quindi ho fatto la domanda che è la madre di tutte le domande pallose: che cosa rappresento per te? Mi ha risposto al plurale, dicendomi che cosa siamo reciprocamente l'uno per l'altro: due persone che trovano l'una nell'altro sostegno, comprensione e sfogo, che stanno bene insieme e, nel trascorrere degli anni, che scoprono di stare sempre meglio insieme.
Sono stati anni difficili, io con un marito egoista, a volte violento e che con la sua uscita definitiva da casa ha cercato di sottrarsi in tutti i modi anche ai suoi doveri affettivi ed economici verso i figli; lui con una moglie più grande e con problemi nervosi, nei confronti della quale prova un misto di responsabilità, pena ed affetto che lo inchiodano al dovere. Un senso del dovere che non sempre riesco a condividere, ma che comunque capisco. In questi ultimi mesi gli sbalzi umorali di lei sono diventati tuttavia continui e non più sostenibili, tanto che per la prima volta in otto anni l'ho sentito prendere in considerazione l'idea di una separazione. Dovrei essere felice: sono l'amante che strappa l'uomo alla moglie che lo detiene da 35 anni. Ed invece no. L'ho pregato di parlare con lo psichiatra, di chiedere suggerimenti su come gestire la situazione, di farsi qualche giorno al mare con lei per vedere se un poco di riposo le può giovare. È una donna di 66 anni, la conosco e non provo alcun senso di rivalità per lei, piuttosto un misto di simpatia e comprensione. Ma non ho sensi di colpa, non più. Ho cessato di averli via via che la vita si è indurita con me ed è stato come se mi adeguassi ad un ordine di cose per cui senza fare male a nessuno ognuno cerca di prendersi quello che serve per vivere con serenità


Perché ho avuto bisogno di entrare in questo sito e raccontare una porzione di vita? Forse è questa mancanza di sensi di colpa che mi turba. Dovrebbero esserci ed invece non ci sono. Dovrei sentirmi a disagio quando incontro sua moglie ed invece mi fermo a parlare con lei con piacere. Dovrei considerarla una rivale ed invece la vedo come una donna con tanti tanti problemi e la grande fortuna di un marito buono.

Ma sono senza cuore, senza coscienza, senza cervello, o tutte e tre le cose insieme?
Grazie e scusate se l'ho tirata così in lungo.


Discussione iniziada da:dm_molly1 nella categoria Psicologia in data: 27-08-2015 23:52.