Le discussioni non saranno brevi per l’importanza del problema, però la decisione del Tribunale di Milano ha aperto una strada, chissà quanto praticabile in futuro: i figli nati da un ‘utero in affitto’ sono leciti.

Tutto si rifà ad una coppia di milanesi che aveva, appunto, avuto l’aiuto di un’ucraina, la quale aveva portato per nove mesi l’ovulo fecondato della coppia. Una volta partorito il bambino era stato ‘segnato’ dalla coppia come proprio. Tutta questa procedura si chiama ‘contratto di maternità’ e nella nazione ucraina è perfettamente legale.

I giudici italiani hanno affermato che alcuni concetti “sarebbero ormai patrimonio acquisito del nostro ordinamento ed escludono che la genitorialità sia solo quella di derivazione biologica, indicando che la tutela del diritto allo status e all’identità personale del figlio può comportare il riconoscimento di rapporti diversi da quelli genetici”.

Eppure solo un anno fa la Consulta aveva dichiarato incostituzionale questa pratica del dichiarare come figlio proprio il bambino nato da un ‘utero in affitto’, secondo i canoni classici di questa procedura, perché s’era detto che, in Italia, il figlio è di chi lo partorisce e non di chi lo registra. Ma la legge ucraina prevede la possibilità di poter affittare un utero lasciando quindi paternità e maternità ai ‘proprietari’ dell’ovulo fecondato.

Ma come è possibile che se la pratica è vietata, alla coppia di Milano il Tribunale abbia dato invece piena ragione? La risposta è nel fatto che è la stessa legge italiana che impone “ai cittadini italiani all’estero di effettuare le dichiarazioni di nascita all’ufficiale di stato civile straniero e secondo la legge del luogo ove l’evento è avvenuto»: se si può fare in Ucraina, è automaticamente consentito anche in Italia.

Alla fine sembra davvero necessario ed urgente che il Parlamento prenda una posizione netta a favore o meno della vicenda, evitando che vi siano in futuro, cittadini di “serie A”, quelli che possono andare all’estero, rispetto a quelli di “serie B”, che non hanno capacità economica di sostenere spese sia per spostamenti che legali in situazioni dall’esito non scontato al cento per cento. Intanto la decisione del Tribunale milanese però ha dato una spinta innegabile al dibattito e apre una serie di situazioni limite come quella della procreazione tra persone “non di sesso diverso”. Ora tocca al Parlamento decidere in tempi brevi. Ma lo farà?


Discussione iniziada da:ciacacao nella categoria Vorrei avere un figlio in data: 28-07-2015 15:54.